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Il libro L’operaio e la morte introduce al pubblico italiano la voce potente e spiazzante di Vladimir Sabourín, poeta bulgaro nato a Santiago de Cuba e tra le figure più originali della poesia dell’Europa orientale. Le sue poesie, veri fiumi verbali privi quasi di punteggiatura, uniscono autobiografia e critica radicale della modernità, attraversando le rovine industriali della Bulgaria postcomunista: fabbriche dismesse, navi arrugginite, piscine svuotate, campi petroliferi. L’operaio – mostro, monaco e vittima – diventa il simbolo di un mondo che crolla e al tempo stesso di un’ostinata possibilità di grazia. Con immagini visionarie e impietose, Sabourín trasforma il lavoro in rito, le macerie in rivelazione, la materia in una forma di spiritualità laica e feroce. Un libro che espone senza filtri la frattura tra storia, corpo e potere, e insieme apre uno spazio di rara lucidità poetica.
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